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Il piccolo gegge dei cattolici turchi

La terra che vide i primi viaggi apostolici di S. Paolo e che ospitò la Madre di Dio ad Efeso, secondo le statistiche della Santa Sede ha ora solo 32.000 cattolici, lo 0,04 per cento della popolazione turca. In Turchia vi sono 7 circoscrizioni ecclesiastiche, 47 parrocchie e 8 centri pastorali. Si tratta quindi di piccolissimi gruppi di cattolici, spesso separati da grandi distanze, appartenenti a varie tradizioni e riti (Armeni, Caldei, Siri, ecc.) come si è potuto constatare nella celebrazione nella Cattedrale dello Spirito Santo a Istanbul.

Malgrado questo modesto numero, la comunità cattolica è molto attiva: gestisce infatti 12 scuole materne e primarie e 10 medie inferiori e secondarie, 4 ospedali, 5 ambulatori, 5 case per anziani e invalidi, 3 centri di attività sociali, confermando ancora una volta la sensibilità dei cattolici per ogni disagio dell'uomo.

L'enorme rilievo della visita del Papa in questo Paese islamico dimostra che la Chiesa non conta per la sua potenza o per il suo seguito di fedeli, ma per la forza e la coerenza del suo messaggio e per l'esempio di vita dei suoi sacerdoti (valga per tutti Don Andrea Santotro, ucciso il 5 febbraio scorso) e il coraggio dei suoi fedeli pur nelle difficoltà e, talora, nelle persecuzioni. Ancor più, come ha detto il Santo Padre: " La Chiesa vive non per difendere poteri o per ottenere ricchezze, ma solamente per donare Cristo e partecipare alla Sua vita". Infine ha incitato i fedeli ad essere "aperti allo Spirito Santo, attenti a quelli che hanno fame e sete di giustizia, di pace, di dignità, di considerazione per essi stessi e per i loro fratelli", un messaggio forte in un contesto sociale e religioso dove tali principi stentano ad essere condivisi.